I social network e le rivoluzioni: il caso di Foursquare in Turchia

Scritto da il 7 giugno 2013 Stampa


Alcuni SuperUser italiani hanno segnalato la venue di Taksim Gezi Park e quello che sta accadendo su foursquare in quel luogo della Turchia merita la nostra attenzione.

53.685 check-in totali, 34.881 visitatori totali, 6.423 foto caricate, 624 persone presenti nel momento in cui ho iniziato a scrivere questo post. Questi dati aumentano sensibilmente a ogni aggiornamento della pagina della venue. Per capire bene che cosa significano, però, è necessario un breve riepilogo su quello che sta succedendo in Turchia.

Lo scorso 27 maggio un gruppo di ambientalisti ha occupato Taskim, una delle piazze più importanti di Istanbul, per protestare contro la distruzione del parco di Gezi, che sarebbe stato abbattuto per lasciare il posto ad un centro commerciale. La manifestazione, che in origine doveva essere pacifica, si è poi trasformata in una sorta di rappresaglia civile. Il tutto è iniziato con la polizia che, per far disperdere i manifestanti, ha appiccato il fuoco e usato lacrimogeni e spray al peperoncino in grandi quantità. Da qui ha avuto inizio la rivolta: scontri tra manifestanti e polizia sono cominciati con grande violenza provocando finora un discreto numero di feriti e 2 morti. La contestazione, inoltre, si è estesa contro il governo di Recep Tayyip Erdogan accusato di svolgere una politica troppo filo-islamica.

Dunque da lunedì centinaia di persone sono accampate nel Parco di Gezi per impedire lo sradicamento degli alberi e per lottare contro il governo. La protesta ha trovato solidarietà anche da parte del centro di Ankara e di una decina di altre città contrarie a un governo di tipo filo-islamico. La questione sta assumendo gradi proporzioni; tutti ci auguriamo che questi scontri finiscano presto.

La questione su cui vorrei porre l’attenzione qui è il ruolo che i social network, in questo caso fourquare, stanno avendo in questo particolare momento.

Come già era avvenuto nel 2009 per la “Primavera Araba”, anche oggi possiamo vedere come i social network siano diventati, da semplici piattaforme dove trovare i propri amici o dove poter seguire il proprio attore preferito, a potenti strumenti di diffusione dell’informazione meno soggetti ai fenomeni della censura ufficiale; ma non voglio, qui, entrare nel merito della veridicità o meno delle informazioni condivise.

Tornando alla rivolta di Taksim Gezi Park e a foursquare, è evidente come le persone stiano usando la piattaforma per diffondere la protesta: in questo preciso momento siamo a 44.921 visitatori totali, 75.626 check-in, 8.432 foto caricate. A ogni check-in si sblocca addirittura uno Special: “Bugün burda dostluk, kardeşlik ve geleceğini kazandın… Provokatörlere Uymayın. Birleşin tek yumruk olun!” ovvero: “Oggi qui ci sono l’amicizia e la fratellanza per vincere il futuro… Seguiteci provocatori. Facciamo un solo pugno, unitevi!”.

Inoltre, grazie al caricamento delle immagini degli utenti, da ogni parte del mondo possiamo accedere a un reportage in diretta di quello che sta accadendo, un reportage non fatto da fotografi professionisti che prima di pubblicare il risultato del loro lavoro operano un’accurata selezione delle foto scattate, ma realizzato da persone comuni che pubblicano in tempo reale quello che stanno vivendo. Queste foto, condivise sui social network, costituiscono un’importante fonte di informazione e ci presentano tanti punti di vista che vanno a costituirne uno solo!

Se non è questa una rivoluzione dell’informazione e della conservazione storica, cosa lo è? Oggi la storia per i nostri posteri si fa anche così… piccole testimonianze da persone comuni che vanno a costituire una grande fonte comune raccolta e conservata in quel grande archivio che è internet!

Sono passati due giorni dalla prima stesura di questo articolo; ora sulla venue ci sono oltre 45.000 visitatori totali, 76.000 check-in totali e 734 persone presenti in questo momento a Gezi Park. Ci sono anche oltre 1.000 consigli, brevi testi a cui le persone hanno affidato il proprio messaggio di protesta e di speranza.

Foto di Nihan caricata sulla venue

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2 commenti

  1. Elisa Mazzoni, 7 giugno 2013 Rispondi

    Ma si puo’ fare il check in da qualunque parte del mondo per suportare la protesta?


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