Memoria digitale: ricordare ai tempi dei social network

Scritto da il 23 novembre 2011 Stampa


Per questo mio post prendo spunto da un articolo di Clive Thompson apparso sul sito di Wired Magazine e da ciò che viene definito “Memory Engineering”.

Il tutto nasce da un’idea di Daniel Giovanni, che ha creato 4SquareAnd7YearsAgo. Daniel, lavorando sui dati di Foursquare, ha realizzato un servizio che permette di ricevere via email, quotidianamente, un riassunto dei check-in fatti lo stesso giorno dell’anno precedente. Il programma va a ripescare i check-in passati e in questo modo Daniel ricostruisce le sue giornate tramite input esterni che lo aiutano a riordinare i ricordi.

L’esempio che ci viene presentato è quello dell’anniversario della discussione della tesi di Daniel. Grazie alle informazioni contenute nel check-in di quel giorno (luogo ed ora) e agli eventuali commenti, Daniel può ricordarsi anche quale musica stesse ascoltando mentre entrava in università, a che ora ha lasciato l’edificio e come ha festeggiato con gli amici.

Il giorno della discussione della tesi è forse una data che potremmo ricordarci, più o meno dettagliatamente, anche senza l’ausilio di servizi esterni. Ma questa possibilità influisce sulle nostre capacità mnemoniche, se la consideriamo come qualcosa che potrebbe essere applicato ad ogni giornata, per un numero indefinito di anni. Normalmente, infatti, la memoria opera una selezione e tende a mescolarsi con l’immaginazione; non ricordiamo tutto, non potremmo farlo. Ricordiamo dei momenti che, per diverse ragioni, ci rimangono impressi a differenza di altri. Il poter accedere a un database del nostro passato così dettagliato, quali cambiamenti porterà nel modo di rapportarsi ai ricordi, o all’atto stesso del ‘ricordare’?

4SquareAnd7YearsAgo non è un caso isolato di passato che, in quanto digitalizzato, riaffiora. Rimasi molto colpito quando Facebook iniziò a riproporre vecchi status; “time travels through social media”, mi disse (non troppo) scherzosamente un mio professore. Tutti questi servizi sono collegati e accessibili in mobilità: le foto di Instagram, le canzoni di SoundTracking, il piatto di pasta di FoodSpotting… tutto viene geolocalizzato con Foursquare e poi condiviso su Facebook o Twitter.

La nostra attività sui social network riflette sempre più ciò che facciamo nelle nostre giornate. Tutte queste informazioni condivise su diverse piattaforme vengono poi archiviate e diventano un lunghissimo log della nostra presenza online. Inoltre conservare e far riemergere ricordi può essere utilizzato per fidelizzare e targetizzare il servizio.

Il concetto stesso di sharing sembra cambiare, in favore di un’ibridazione tra condivisione e archiviazione, come ha affermato qualche  giorno fa Richard MacManus in un articolo su ReadWriteWeb analizzando gli ultimi sviluppi realizzati da Facebook  – il frictionless sharing, ovvero una condivisione automatica dei contenuti, come nel caso dell’applicazione del Guardian.

Più dati immettiamo, più preciso sarà il servizio. L’intrecciarsi, in continuo sviluppo, tra social networking e vita quotidiana sta rendendo questi servizi dei grandi depositari di (quasi) tutto ciò che facciamo.

Di conseguenza, così come subisce cambiamenti il nostro modo di attingere ai ricordi, cambieranno anche le modalità di fruizione. Avete già visto il film “The final cut“?

Foto di Howard Chalkley


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3 commenti

  1. Nicola De Franceschi, 24 novembre 2011 Rispondi

    La prima cosa che mi viene in mente è il diario segreto con il lucchetto a forma di cuore di molte adolescenti, mia figlia compresa. Grazie ai social network però il diario diventa più facile da scrivere e non viene più considerato un’attività da ragazzine ma è qualcosa che scriviamo tutti grandi e piccoli, non più tutto d’un fiato alla sera nella solitudine della stanzetta ma in tempo reale magari in un pub o durante uno spostamento in metropolitana. E questo moderno diario non è più segreto ma condiviso, anzi, addirittura scritto a più mani con i commenti dei nostri amici. Gli effetti sulla memoria potrebbero essere positivi, specialmente per noi italiani, popolo dalla memoria corta. La facilità di archiviazione e i contributi multimediali rendono l’attività sicuramente più stimolante e coinvolgente. Penso possa anche essere un utile strumento per fare il punto sulla propria vita personale e lavorativa, per vedere dove stiamo andando, verificare quanto ci stiamo avvicinando ai nostri obiettivi e in definitiva quanto siamo cambiati nel tempo. Potrebbero uscire delle belle sorprese o magari potremmo farci qualche bella risata un po’ come quando si sfoglia l’album delle foto di noi da piccoli. A proposito esiste qualcosa di simile per Facebook?

    • Marco, 25 novembre 2011 Rispondi

      Ciao Nicola,

      grazie per il commento. Apprezzo molto l’approccio positivo, anche perché credo che diventerà sempre più difficile rimanere estranei a queste dinamiche, pena una semi, se non totale, esclusione dal mondo che ci circonda; quindi tanto vale farle nostre, sempre in maniera critica. Concordo sul maggiore coinvolgimento e la stesura a più mani, inoltre credo che talvolta entri in gioco una sensazione di ‘gratificazione’ costante, come ricevere un ‘like’ o un commento, per cui condividendo quotidianamente immagini e informazioni non ci si sente mai completamente soli e si contribuisce alla costruzione del diario.
      Personalmente guardando indietro sarà anche curioso vedere il passaggio dalla mia era pre- e post-social media, qualcosa che le nuove generazioni non vivranno.

      Per rispondere alla tua domanda ho fatto una breve ricerca ed ho trovato questo: http://ziogeek.com/scaricare-il-proprio-profilo-ed-i-vecchi-post-da-facebook/ ho provato e mi dicono che stanno creando il mio archivio e riceverò un’email quando sarà pronto per il download.

  2. Nicola De Franceschi, 26 novembre 2011 Rispondi

    Sì, ho lasciato volutamente fuori altri aspetti meno positivi ma in parte anche ovvi, tra cui il più evidente è quello della giusta e famigerata privacy. A questo proposito le ricerche e l’esperienza diretta ci mostrano come le nuove generazioni siano molto meno preoccupate di lasciare tracce digitali indelebili e incontrollabili. Sarà interessante vedere se questo approccio cambierà tra qualche anno quando gli interessi e le responsabilità professionali ed i legami affettivi saranno più forti.

    Grazie per la segnalazione, lo provo e ti faccio sapere.


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