Geolocalizzazione: la città 2.0

Scritto da il 28 settembre 2011 Stampa


Da un po’ di tempo a questa parte gli smartphone stanno prendendo il posto dei vecchi telefonini, i computer portatili sono più numerosi di quelli fissi, e i tablet iniziano a prendere piede anche in Italia. Cosa succede(rà)?

A me tutto questo ha fatto (e fa) pensare a come stia cambiando il ruolo di Internet e con esso il modo in cui lo utilizziamo.

Mi ricordo che negli anni ’90 essere online aveva una significato ben preciso. Innanzitutto voleva dire stare in casa o in ufficio, si utilizzava Internet per lavoro, per giocare, per leggere, scaricare file. E lo si utilizzava per una durata X di tempo. All’inizio ricordo che senza avere la doppia linea, stare troppo su Internet voleva dire essere irraggiungibili sul telefono fisso. Poi essere sempre online era roba da ricchi, c’era Napster e tutti i  siti web prima del 2.0 avevano questo aspetto.

Introduzione a parte, quello a cui voglio arrivare è che l’essere online era molto legato all’essere immobili. Almeno fisicamente. Allo stare seduti davanti a una scrivania e all’immergersi in questo nuovo (almeno per le masse) cyberspazio. Aveva un che di puramente etereo, ci separavamo quasi dalla realtà ed entravamo in un mondo parallelo. Alcuni si immaginavano un futuro dove il corpo sarebbe scomparso; nel mondo virtuale potevamo essere quello che volevamo, inventarci nuove identità, essere collegati col “mondo” (o piuttosto con un concetto di mondo)…

Ecco, credo si possa dire che le cose siano andate un po’ diversamente. Mi pare evidente che Internet tenda a sovrapporsi interamente al mondo fisico, alla realtà di tutti i giorni, aumentandola, arricchendola con nuove esperienze; ma il legame con il mondo reale è molto forte.

Il mito di una realtà virtuale parallela ma non sovrapposta mi sembra, almeno per il momento, in declino.

La nostra identità online sembra sempre di più un tutt’uno con quella offline. Tanto che forse non ha neanche più senso parlare di queste due realtà come cose separate. Basti vedere quanto questo accada con Foursquare: le persone del social network siamo sempre noi, che interagiamo su due livelli, nel mondo fisico e tramite la rete. Inoltre il mondo con il quale siamo collegati è quello che ci circonda nella vita di tutti i giorni. Certo, siamo ovviamente connessi con tutto il mondo, ma il ‘riconnettersi’ con la realtà che ci circonda è un elemento molto forte.

Infatti credo che le città stesse inizieranno a funzionare così, dove la rete di informazioni si andrà a sovrapporre a quella di strade e palazzi. Le informazioni che vengono scambiate costantemente diventano parte integrante del tessuto cittadino; tutto è geolocalizzato e targetizzato.

In questa evoluzione ci sono aspetti molto democratizzanti, la possibilità di rimappare la città, di creare guide basate sulla folksonomia (cosa già presente in Foursquare e sulla quale sta puntanto anche Gowalla, per esempio), di collegare ad ogni luogo a storie ed immagini personali.

Insomma, per gli appassionati c’è di che sbizzarrirsi; e teniamo gli occhi aperti, perché non si creino ulteriori digital divide.

Foto di Erik Underbjerg

Scenari ,

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4 commenti

  1. Lorenzo, 28 settembre 2011 Rispondi

    Ma speriamo davvero che sia così! Pensate alle implicazioni? Se sei in macchina trovi parcheggio perchè te lo indica il telefono. Se aspetti il bus l’autista sa che prima della tua fermata non ce ne sono altre con utenti che stanno aspettando e ti viene a prendere prima. e così via…

    sarà tutta da inventare la città 2.0.

    e sarà bellissimo farlo!

  2. Geolocalizzazione: la città 2.0 | I love Foursquare | Scoop.it, 29 settembre 2011 Rispondi

    […] Geolocalizzazione: la città 2.0 Da un po’ di tempo a questa parte gli smartphone stanno prendendo il posto dei vecchi telefonini, i computer portatili sono più numerosi di quelli fissi, e i tablet iniziano a prendere piede anche in Italia. Source: http://www.foursquareitalia.org […]

  3. Marco, 29 settembre 2011 Rispondi

    Sì sono convinto che ci siano un sacco di opportunità!
    E già adesso non siamo così lontani da questa realtà. Molte applicazioni sugli smartphone già vanno in questa direzione. Poi per vederle funzionare bene attorno a noi bisogna sommare tanti fattori e lì non mi addentro.
    Comunque credo che in Italia sia importante innanzitutto creare terreno fertile per tutto ciò educando e facendo informazione sulle nuove tecnologie, e sui vantaggi che esse possono portare. Poi capire (o meglio ‘far capire’) che le infrastrutture digitali sono importanti come le strade o i ponti o le ferrovie. Aumenterebbe anche la qualità della vita.

  4. Città 2.0: archivi fotografici e segnalazioni geolocalizzate, 29 ottobre 2011 Rispondi

    […] come accennavo poco tempo fa, tutto questo fa parte di un concetto di città 2.0 che in alcuni suoi tratti già […]


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