Le aziende su Foursquare: iniziative interessanti (prima parte)

Scritto da il 18 novembre 2010 Stampa


KLM

KLM, compagnia aerea di bandiera olandese, ha avviato un’innovativa campagna su Foursquare il cui obiettivo è migliorare l’esperienza di viaggio rendendo piacevole l’attesa dei passeggeri presso l’aeroporto di Schiphol di Amsterdam.

Per ogni viaggiatore che effettua un check-in nelle aree dedicate a Foursquare in aeroporto, un team di persone denominato “KLM Surprise Team” cercherà informazioni online sul suo profilo potendo così offrirgli una sorpresa il più possibile in linea con le sue abitudini e preferenze. Ad esempio, un passeggero stava per imbarcarsi per New York ed ha twittato il suo dispiacere nel perdersi la partita della sua squadra del cuore; il KLM Surprise Team gli ha regalato una guida di New York in cui erano stati evidenziati tutti i bar che avrebbero trasmesso la partita in diretta.

Punto di forza dell’iniziativa:
La grande attenzione alle preferenze ed esigenze dei clienti. Le offerte saranno talmente su misura che KLM certamente centrerà il suo obiettivo: spargere sorrisi e benessere tra i viaggiatori.

AIR NEW ZEALAND

La compagnia di bandiera neozelandese ha avviato un’iniziativa con lo stesso obiettivo di quella di KLM: promuovere la compagnia aerea attraverso l’attenzione straordinaria nei confronti dei propri clienti, per farli sentire il più possibile felici e soddisfatti.

Per questo è stata creata una “fatina” virtuale che una volta al giorno soddisfa un desiderio espresso da un cliente della compagnia aerea. I desideri possono essere indirizzati alla “fatina” tramite Twitter e sono in genere correlati alle iniziative della compagnia aerea, come ad esempio richieste di punti frequent flier extra oppure  un cambio di biglietti da classe economica a business. La compagnia ha inoltre previsto speciali offerte per i mayor degli aeroporti serviti, che potranno accedere gratuitamente alla sala d’attesa privata della compagnia.

Punto di forza dell’iniziativa:
E’ un’iniziativa creativa grazie all’invenzione della “fatina” e all’integrazione di Twitter e Foursquare.

LUFTHANSA

Lufthansa, compagnia aerea tedesca molto attiva sui social media, ha avviato una campagna su Foursquare in occasione dell’Oktoberfest di Monaco.

Effettuando 3 check-in presso punti precisi dell’Oktoberfest suggeriti da Lufthansa, l’utente sbloccava l’Oktoberfest badge e riceveva un coupon del valore di 20 euro valido per l’acquisto di un volo della compagnia aerea.

Punto di forza dell’iniziativa:
Si tratta della prima campagna su Foursquare avviata da una compagnia aerea europea; questa iniziativa ha saputo combinare armoniosamente l’aspetto ludico (la conquista del badge) con un’offerta di tipo economico.

LOUIS VUITTON

In occasione dell’apertura di un nuovo negozio a Londra, Louis Vuitton ha deciso di sfruttare il geo-social network del momento – Foursquare.

Diventando follower del brand su Foursquare vengono infatti inviati suggerimenti riguardanti alcuni itinerari interessanti a Londra, magari aggiungendo qua e là una visita ad uno store. Inoltre, effettuando 3 check-in presso uno degli store del celeberrimo brand si ottiene un badge denominato “Vuitton Insider” che dà diritto a particolari promozioni.

Punto di forza dell’iniziativa:
L’associazione tra informazioni turistiche e marketing: offrire informazioni turistiche ai propri clienti può essere un ottimo modo per comunicare dove si trovano i punti vendita del brand.

MC DONALD’S

McDonald’s, colosso dell’industria fast-food, ha avviato una campagna su Foursquare in occasione del “Foursquare day“, il 16 aprile scorso, con lo scopo di sperimentare questa nuova forma di marketing e attirare a sé l’attenzione dei media.

L’iniziativa ha comportato un investimento di appena 1000 dollari e consisteva nel premiare 100 fortunati utenti che effettuavano check-in su Foursquare presso un ristorante della catena con buoni da 5 o 10 dollari, da spendere in loco. L’iniziativa ha suscitato successo sia online, registrando 600.000 nuovi utenti che seguono il brand sui social media, sia nel mondo reale, dove si è registrato un incremento dei check-in pari al 33%.

Inizialmente questo incremento era stato erroneamente associato da Rick Wion (direttore del social media marketing di McDonald’s) al numero dei visitatori, confondendo il concetto di check-in (che avrebbe potuto essere stato effettuando anche nelle vicinanze) con l’effettiva visita al ristorante. Un check-in o una menzione del brand sul web non corrispondono necessariamente a una conversione e a un incremento nelle vendite. La prova che si tratta di un errore è data dal fatto che, considerando le statistiche, McDonald’s conta circa 26 milioni di clienti giornalieri; se si fosse verificato l’incremento pari al 33% di clienti effettiv, ciò corrisponderebbe a 7,8 milioni di utenti Foursquare, ma al momento del Foursquare day gli utenti ammontavano a circa 3 milioni.

Ricerche condotte in seguito hanno riportato che dopo questa campagna sono stati effettuati 2865 check-in, registratati presso il 2% dei ristoranti totali.

JIMMY CHOO

Il noto brand di calzature di lusso Jimmy Choo, per promuovere il lancio di una linea di scarpe sportive, ha organizzato a Londra una sorta di caccia al tesoro denominata “Catch-a-Choo“: un “paio di scarpe” hanno effettuato check-in in varie location e il fortunato giocatore che riusciva a raggiungerle prima che si spostassero in un altro luogo, vinceva le scarpe nel colore e nella taglia desiderati.

Una “caccia alle scarpe” che ha sicuramente attirato l’attenzione delle signore coinvolgendole in un divertente gioco per tentare di vincere l’oggetto tanto desiderato, permettendo al noto brand di catturare fan sia online su Foursquare che offline – oltre ad ottenere un incremento delle vendite dei propri prodotti pari al 33%. Sull’Osservatorio abbiamo pubblicato un’intervista esclusiva all’Agenzia che ha organizzato la fortunata campagna.

Punto di forza dell’iniziativa:
L’integrazione delle attività da compiersi online e nel mondo reale; inoltre questa iniziativa ha introdotto il concetto di “object check-in”, ossia il check-in fatto non da una persona ma da un oggetto, in questo caso da un paio di scarpe.

Chiaramente dietro al check-in effettuato dalle scarpe c’era una presenza “umana”, ma attribuendo l’azione all’oggetto si voleva porre l’attenzione su di esso.

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